GLI ALBERGATORI: «NON SI TORNI INDIETRO SULLA LEGGE GILMOZZI»
Com’eravamo favorevoli alla Legge Gilmozzi – spiega il vicepresidente Enzo Bassetti – al momento della sua introduzione, così siamo contrari ad una sua sospensione che, pur limitandosi al patrimonio immobiliare esistente, ci riporta indietro di anni.
 24/07/2020   Tipologia news: Sindacale e tutela dei soci   Fonte: COMUNICATO STAMPA
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«Non è un modello di sviluppo che condividiamo: c’è bisogno di qualità e non quantità». Così, in sintesi, l’UNAT - Unione Albergatori boccia l’ipotesi di “sospendere” la Legge Gilmozzi sulle seconde case, prevista – a quanto risulta alla stampa locale – in un emendamento del governatore Fugatti al disegno di legge sull’assestamento di bilancio.

«Com’eravamo favorevoli alla Legge Gilmozzi – spiega il vicepresidente Enzo Bassetti – al momento della sua introduzione, così siamo contrari ad una sua sospensione che, pur limitandosi al patrimonio immobiliare esistente, ci riporta indietro di anni. Soprattutto, ci riporta ad una concezione di sviluppo turistico che non condividiamo: non è aumentando i posti letto che aiutiamo il Trentino a crescere, bensì accrescendo la redditività. E questo si fa con il miglioramento delle strutture, con l’introduzione di nuovi servizi, con una promozione verso specifici mercati».

«Il Trentino – prosegue Bassetti – ha una sproporzione notevole nei posti letto: circa 92 mila sono quelli disponibili negli alberghi, nelle strutture extra-alberghiere sono 76 mila e negli alloggi privati e seconde case sono 310 mila. In Alto Adige, un territorio che ha un’offerta turistica territoriale analoga alla nostra, questa proporzione è rovesciata e il numero dei posti letto del settore alberghiero è nettamente superiore a quelli degli alloggi privati».

«Anche se il provvedimento sembra riguardare soltanto l’esistente, crediamo sia sbagliato tornare indietro e sospendere la legge. 

È proprio questo, invece, il momento di investire sulla redditività e sulla qualità: il rischio, altrimenti, è mettere ulteriormente in difficoltà quella vasta fascia intermedia della nostra offerta alberghiera, quella che si colloca al di sotto dei 4 stelle superior e al di sopra degli esercizi ad 1 o 2 stelle».

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